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Immagine  —  Pubblicato: luglio 26, 2013 in Uncategorized

Time to get serious about curbing drinking – opinion – 18 January 2013 – New Scientist.

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Immagine  —  Pubblicato: dicembre 26, 2012 in health

Last Runs of the last three days

Pubblicato: dicembre 9, 2012 in training

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Nota preliminare: l’autore preferisce non farsi troppa pubblicità sulla rete a mezzo di social networks e/o Blogs per cui verrà chiamato Dr. S.

Athletime: Salve Dr. S, sono un ricercatore non coinvolto nel suo campo di ricerca. Tuttavia sono rimasto molto impressionato dal suo articolo apparso in un network scientifico di tipo Open Access e mi piacerebbe se possibile farle alcune domande in merito.

Dr. S.: E’ un piacere poterle rispondere! Faro’ del mio meglio!

Athletime: Il metodo di cottura scelto può trasformare un vegetale cellulare in qualcosa di a-cellulare?

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Dr. S.: La maggior parte dei metodi di cottura sono OK. Bollire anche per più di un’ora lascia intatta la struttura dei carboidrati cellulari. Forse la cottura al forno ad elevata temperatura potrebbe alterare la matrice cellulare dei vegetali, soprattutto se la cottura deidrata completamente gli stessi. Anche i metodi di frittura possono essere ritenuti sicuri ma l’impiego massivo di oli raffinati comporta un’altra tipologia di problemi come può immaginare.

Athletime: Riguardo alla cottura al microonde?
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Dr. S.: La matrice cellulare non ne viene influenzata. Io personalmente uso il microonde per la cottura dei miei pasti (Nota: da quello che ho potuto capire il Dr. S. segue un regime alimentare di tipo Paleo molto vicino a quello di Mark Sissor).

Athletime: Qual è la sua opinione al riguardo dei cereali germogliati?
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Dr. S.: Il processo di gemogliazione può aver convertito parte della loro energia acellulare in una forma cellulare. Il problema è che il contenuto di Lectine nei cereali germogliati può addirittura essere più elevato di quello presente nella forma non germogliata. Le lectine dei cereali possono innescare reazioni autoimmuni. Da questo punto di vista non c’è nessuna differenza tra cereli integrali e cereali raffinati. Le meta-analisi epidemiologiche mostrano che i cereali integrali e quelli raffinati comportano i medesimi effetti in termini di malattie cardiovascolari e diabete.

Athletime: Restano solo le leguminacee! Cosa mi dice in merito?
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Dr.S.: I legumi freschi sono sicuramente cellulari. Tuttavia io non li mangio per lo stesso motivo per cui non mangio i cereali integrali germogliati: la promozione di pathway autoimmuni dovuti all’insorgere di meccanismi infiammatori insorti nell’apparato digerente, come è spiegato nell’articolo. La soia potrebbe essere OK ma mi preoccupa il contenuto di fitoestrogeni. Non disdegno t comunque zuppe a base di Miso. Nella comunità Paleo in ogni caso sono riportati dati anedottici riguardo al consumo della soia soprattutto in termini di insorgenza di reazioni autoimmuni.
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Athletime: I concetti da lei esposti nell’articolo possono essere estesi ai cibi di natura fortemente proteica? Nel senso: possono le proteine denaturate con i processi di cottura e/o raffinazione scatenare pattern infiammatori?

Dr. S.: Mi spiace, questo tipo di dinamiche esula dal mio campo di ricerca.

Athletime: L’integrazione di (pre)probiotici nel proprio stile alimentare ritiene che sia una strategia valida?
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Dr. S: Se si segue un regime alimentare conforme alle esigenze dettate dal nostro cammino evoluzionistico non si dovrebbe aver bisogno di integrare con probiotici che conservino e/o rafforzino il sistema immunitario.

Athletime: Nella comunità scientifica si sente sempre più spesso parlare di Ciclizzazione Proteica come metodica per combattere le malattie degenerative attraverso l’attivazione di meccanismi autofagici intracellulari che sarebbero in grado di rimuovere i prodotti di scarto del metabolismo cellulare. Cosa ne pensa?
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Dr. S.: Le motivazioni soggiacenti sono giuste, benchè estrapolate da studi che hanno coinvolto animali, ma i metodi risolutivi proposti nella vita reale mi appaiono un po’ troppo meccanicistici. La ciclizzazione proteica volontaria non sembra essere conforme ai pattern alimentari delle attuali popolazioni di cacciatori raccoglitori.

Athletime: La dieta mediterranea è sempre in ottima considerazione. Io vivo in Italia e qui la sua interpreatazione non è esente da un eccesso di alimenti amidacei derivati da cereali processati. In realtà nel bacino mediterraneo si perseguono diversi stili alimentari. Ad esempio in un mio passato viaggio ho notato che le popolazioni pedimontane che vivono nell’Atlante marocchino consumano alimenti a base di formaggi e ricotte essiccate con carne e vegetali a foglia larga. Le popolazioni berbere vicine alla costa mangiano prevalentemente pesce, ovini e verdure. Rimasi stupito dal sentirmi rispondere, alla domanda perché si consumava così poca frutta, che la frutta non è adatta ai climi caldi! L’uniche eccezioni erano costituite da cous-cous arricchito con carne e/o semi oleosi.
Credo inoltre che le attuali popolazioni greche, cretesi, egiziane e libanesi perseguano un regime alimentare molto più vicino ad una vera dieta mediterranea con pochi carboidrati acellulari di quanto non facciamo noi italiani.

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Dr. S.: Penso che lei abbia centrato in pieno su cosa si intenda per Dieta Mediterranea e come essa viene intesa nel mainstream medico. Le popolazioni del nord Africa e che vivono nella fascia mediterranea orientale sembrano perseguire un regime alimentare molto vicino a come dovremmo mangiare. Personalmente amo molto la cucina marrocchina, libanese e greca a parte le varianti di pane che vengono consumate.

Athletime: Esistono tecniche farmaco-indotte per inibire PAMP e Lectine?

Dr. S: Esiste un farmaco estratto da una resina con capacità di legarsi a molecole di fosfati che è usato in ambito nefrologico. A mio avviso è interessante e le invierò uno studio in merito. Tuttavia credo che sia di difficile applicazione nella vita reale e con individui sani.
(Nota: Dr. S. mi ha in seguito inviato in attachment ad una e-mail lo studio ma preferisco non rilevarne il titolo ed il nome del farmaco).

Athletime: La ringrazio del tempo dedicatomi. Saluti

Dr. S.: E’ stato un piacere! A presto

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Under normal conditions the research scientist is not an innovator but a solver of puzzles, and the puzzles upon which he concentrates are just those which he believes can be both stated and solved within the existing scientific tradition. Thomas Kuhn

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1.0 Introduzione
Negli ultimi tempi si stanno affacciando nell’arena della Scienza dell’Alimentazione Umana dei concetti innovativi e multidisciplinari che potrebbero spiegare perche’ differenti strategie e/o diete alimentari di tipo Tradizionale e con differenti distribuzioni nei macronutrienti costitutivi (Proteine, Carboidrati e Grassi) possano essere ugualmente valide nel promuovere benessere psico/fisico e longevita’ dinamica.
Questi concetti sono ben articolati in uno studio canadese e reperibile presso:
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3402009/pdf/dmso-5-175.pdf
L’autore ritiene che l’inevitabile aumento epidemico dell’obesita’ e del diabete nel mondo non e’ affontabile , per la sua complessita’, con un approccio di tipo Botton-Up in quanto non garantirebbe quel cambio di paradigma rapido, necessario alla conoscenza e al successivo tentativo di risoluzione del problema. Tale metodologia permette, senz’altro, di formulare e risolvere problemi associati a fenomenologie di tipo biologico-cellulare e creare una sorta di puzzle di soluzioni atomiche da integrare per interconnessione nel paradigma corrente. Tuttavia il comportamento dei sistemi biologici complessi sembra eludere tale modalita’. Come vedremo fra poco . Un approccio di tipo sistemico (parto dai sistemi complessi e scavo fino a conoscerne i dettali elementari) vale a dire Top-Down, potrebbe essere utile nel fornire materiale utile quantomeno alla formulazione del problema a livello macroscopico e consistente con la risultante degli studi comparati tra gli stili di vita delle popolazioni Tradizionali ed “Occidentali(zzate)”.

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Meccanismo regolatorio della Leptina

Poiche’ la resistenza alla Leptina (vedere il glossario alla fine di questo articolo) e l’obesita’ non sono correlati all’Indice Glicemico, secondo Spreadbury la nostra attenzione deve essere rivolta al Tratto Gastro Intestinale. Notiamo da subito lo shift metodologico sin da ora: non prendo in considerazione l’interazione cellula-glucosio ma parto dal sistema complesso Tratto Gastro Intestinale per mostrare come le patologie ad esso associate possano avere diretta influenza a livello cellulare. L’interazione della cellula/glucosio e’ nota e validata, tuttavia non riesce a fornire una risposta adeguata al problema Leptino-Resistenza/Obesita’ che si manifesta macroscopicamente.

Background
Gli studi epidemiologici sull’obesita’ esaminati nelle popolazioni occidentali spesso trascurano il fatto che anche le persone “normali”, in salute e con con livelli significativi di attivita’ fisica presentano valori di Leptina basale molto piu’ alti di quelli riscontrabili negli individui “lontani” dall’influsso delle “diete occidentalizzate” anche in presenza di abbondanza di cibo. Ad esempio la popolazione dell’arcipelago malesiano dell’isola di Kitavan dedita all’orticultura con livelli di attivita’ fisica confrontabili con quelli di un operatore manuale occidentale, segue un regime dietico ricco di tuberi e frutta con bassi livelli di consumo di carne e pesce. Il consumo di carboidrati appare essere alto pari al 60..70% del fabbisogno energetico. L’indice glicemico dei carboidrati assunti e’ moderatamente alto cosi come lo e’ anche il consumo di grassi saturi (prevalentemente derivati dal consumo di noci di cocco e derivati) pari al 17% del fabbisogno energetico. Ora malgrado l’abbondanza di cibo e la netta sovrapposizione con la distribuzione dei macronutrienti e dell’indice glicemico con le diete cosidette occidentalizzate, la popolazione Kitavan ha livelli di leptina, insulina basale a digiuno e glicemia molto piu’ bassi rispetto alla percentuale della popolazione occidentale ritenuta in salute.

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Pescatore Kitavan

Spiegare tutto cio’ con l’ipotesi della genetica e di un’ambiente in cui vivono non massivamente contaminato non giustifica tali differenze per il fatto che quando un abitante Kitavan abbandona l’isola e segue un regime alimentare di tipo occidentale rapidamente vengono a manifestrasi i fenomeni dell’obesita’, del diabete e della resistenza alla leptina.
La stessa percentuale di massa corporea e di bassa concentrazione di Leptina dei Kitavan puo’ essere riscontrata nella popolazione di cacciatori raccoglitori Ache del Paraguay.

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Gruppo Shuar e Ache in abiti rituali

Interessante il caso degli Shuar amazzonici. Gli individui che hanno abbandonato lo stile di vita tradizionale ed hanno iniziato a praticare l’agricoltura sono diventati via via piu leptino resistenti.
Inevitabilmente tutte quelle popolazioni che abbandonando uno stile di vita tradizionale transiscono verso una dieta occidentalizzata manifestano disturbi metabolici e Sindrome-X.
Il caso dei Kitavan sembra andare contro l’ipotesi che un consumo importante di carboidrati con indice glicemico moderatamente alto possa essere la genesi dell’obesita’ per lo meno quando questi carboidrati appaiono come tuberi e frutta. Inoltre le popolazioni moderne di cacciatori raccoglitori che consumano grandi quantita’ di carne non processata non presentano marker metabolici e cardiovascolari che facciano pensare ad un cattivo stato di salute com’e’ il caso di Masai, Kavirondo e Turkhana [Tavola 1].

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Masai in caccia, Kavirondo e Turkama

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Tavola 1

La restrizione calorica ed un livello diattivita’ fisica moderato, cosi’ come sempre piu’ spesso viene promulgato in occidente, non sembrano essere positivamente correlati con i marker metabolici associati al diabete ed alla resistenza alla Leptina.

I risultati di una dieta priva di graminacee processate

L’attuale paradigma asserisce che il consumo di cereali integrali risulta essere piu’ salutare di quello associato al consumo di cereali raffinati. Tuttavia gli effetti visti negli studi che comparano le abitudini alimentari delle societa’ industrializzate evidenziano solo modesti miglioramenti nella salute degli individui dediti al consumo dei cereali integrali.

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Graminacee

Invece ogni dato sperimentale che ha comparato le diete che contengono graminacee con quelle in cui tali graminacee sono assenti o sensibilmente ridotte ha trovato risultati a favore dei regimi in cui e’ avvenuta perlomeno una restrizione del consumo delle stesse e dei suoi prodotti derivati.
La rimozione delel graminacee e dei suoi prodotti derivati e’ l’aspetto essenziale di tutte le moderne diete paleolitiche. Queste diete, diffusesi in occidente ed in ambienti industrializzati, perseguono un modello nutrizionale rivolto a mimare le caratteritiche salienti delle diete ancestrali del periodo paleolitico quando l’uomo era principalmente un cacciatore raccoglitore. Tuttavia al momento non e’ noto se la continuativa aderenza a questi regimi alimentari possa portare a livelli di leptina confrontabili con quelli delle attuali popolazioni di cacciatori/raccoglitori o ortoculturali. Alcuni studi mostrano comunque che l’iniziale aderenza alle diete paleolitiche ha comportato comunque una riduzione dei livelli di Leptina del 30% circa dopo un periodo di 12 settimane.

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Una piramide Paleo (by Mark Sissor)

E’ stato anche ipotizzato da alcuni ricercatori che le lectine delle graminacee possano essere responsabili della resistenza alla Leptina e attraverso lo studio comparato di archeologia ed evoluzione molecolare si arriva alla conclusione che gli esseri umani ed il canale ormonale umano associato alla segnalazione della Leptina non si sono adattati ad una dieta basata sui cereali. I fenomeni di resistenza alla leptina sono il risultato di questo mancato adattamento. Sarebbero proprio le lectine dei cereali a produrre leptino-resistenza: sia attraverso l’influenza che queste hanno sul metabolismo centrale proprio del funzionamento dell’asse leptinico, sia legandosi alla leptina circolante e/o ai suoi recettori.

Gli alimenti ricchi di lectine sono oltre ai cereali anche legumi, semi, semi oleosi, patate ed altre verdure appartenenti alla famiglia delle Solenacee. L’effetto di queste Lectine puo’ essere particolarmente dannoso se queste non vengono disattivate attraverso la cottura (particolarmente efficace risulta essere la cottura con pentola a pressione) o alcuni metodi tradizionali come i processi di fermentazione. Gli effetti avversi delle Lectine includono deficienze nutrizionali e reazione immuno-allergiche. Le cause di queste risposte possono essere l’interazione delle lectine con le cellule epiteliali dell’intestino ed un loro potenziale danneggiamento.

2.2 Il cibo come causa di infiammazione ed obesita’

Sempre piu’ dati mettono in evidenza che l’obesita’ possa essere ritenuta una malattia caratterizzata da un basso livello di infiammazione cronica e sistemica. Tale infiammazione e’ strettamente correlata con i Lipopolisaccaridi (LPS). Gli LPS, anche noti come lipoglicani, sono grandi molecole costituite da lipidi e polisaccaridi; si trovano nella membrana esterna dei batteri Gram-Negativi, agiscono come endotossine e possono produrre forti risposte da parte del sistema immunitario degli animali.

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Struttura di un LPS (Wikipedia)

La sorgente generante gli LPS negli esseri umani risulta essere il Tratto Gastro Intestinale. Quando si consumano pasti ricchi di carboidrati (derivati da graminacee) e/o grassi la risposta post prandiale produce una endotoxemia metabolica caratterizzata da un aumento degli LPS circolanti e dallo stimolo a favorire pattern molecolari associati a patogeni di origine gastrointestinale. Questi ultimi pattern sono noti con la sigla di PAMP (Pathogen-Associated Molecular Patterns). In particolare i PAMP possono allertare i TLR (Toll-Like Receptors – molecole di segnalazione facenti parte del sistema immunologico) presenti sulla superficie delle cellule e scatenare una risposta inffiamatoria.
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Meccanismi attivati dai PAMP

Si ritiene quindi che LPS e PAMP possano giocare un ruolo chiave nella genesi di tutti quesi disturbi metabolici tipici dei regimi alimentari occidentalizzati, inclusa l’obesita’.
In sintesi, il consumo elevato di grassi e carboidrati produce una risposta infiammatoria derivata dalla presenza di PAMP e LPS che producono a loro volta la stimolazione di TLR.

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Cascata di eventi associata ad un processo infiammatorio dieta-indotto

Questi processi infiammatori possono essere alla base della resistenza all’insulina, della resistenza alla leptina (e quind dell’obesita’) e di un ampio array di malattie sistemiche e degenerative.
Uno studio ha mostrato ad esempio che un drink addizionato con panna (70% di grassi) produce un brusco aumento degli LPS circolanti. Lo stesso avviene se il drink e’ ricco di fruttosio ma non di glucosio. Si pensa che il fruttosio possa avere un effetto tossico sul fegato e costituire la principale causa di steatosi non alcolica poiche’ la sua presenza allerta i TLR presenti nel fegato stesso .

2.3 I grassi alimentari.

I grassi introdotti con l’alimentazione possono esacerbare le cause correlate con l’obesita’ ma non ne sono la principale causa scatenante. Che i grassi giochino un ruolo fondamentale e’ innegabile. Del resto i topi-DIO (diet-induced-obesity) raggiungono tale status poprio attraverso una dieta costituita da almeno il 70% di grassi (derivati da lardo ed olio di mais). Nei topi-DIO di asservano elevati livelli di LPS circolanti .
Tutto questo appare consistente con il paradigma, sorto nelle decadi finali del secolo scorso, che la principale causa di tutti i problemi nutrizionali delle societa’ occidentalizzate fossero i grassi alimentari.
Tuttavia, se i grassi alimentari fossero la principale causa delle resistenza alla leptina, ci si dovrebbe attendere che una dieta con bassi livelli di grassi alimentari, produrrebbe una riduzione di peso nelle popolazioni obese attraverso la riduzione della resistenza alla leptina con conseguente riduzione dell’appetito e dei marker metabolici associati. In realta’ quello che a avviene e’ che sono le diete a basso tenore di carboidrati a produrre i miglioramenti piu’ significativi in termini di riduzione del peso corporeo, perlomeno negli studi condotti su diete di differenti profili macronutrizionali e condotte ad-libitum. Le diete a basso tenore di grassi, si comportano come le diete a basso tenore di carboidrati solo nei casi in cui i regimi alimentari vengono perseguiti con eguali valori assoluti di restrizione calorica.
Un altra considerazione contro l’ipotesi dei grassi alimentari deriva dallo stato di salute di quelle popolazioni che seguono regimi di tipo tradizionale con elevato ed elevatissimo consumo di grassi alimentari, com’e’ il caso dei Masai africani e degli Inuit del circolo polare artico (vedere Tab.1).

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Comunita’ Inuit

Sembrerebbe che qualsiasi profilo di macronutrienti derivato da cibo non processato non abbia effetti obesogenici. Perche’ cio’ avviene?

2.4 Background – Sommario

Elevati consumi di grassi alimentari producono obesita’ ma i risultati migliori in terminidi riduzione del peso corporeo nelle popolazioni obese si ottengono con diete a basso contenuto di carboidrati mentre lo stesso non avviene per diete a basso contenuto di grassi. I risultati sono paragonabili solo quando entrambe le tipologie di diete vengono condotte in un regime di restrizione calorica.
I carboidrati giocano un ruolo nella iniziazione della resitenza alla leptina. Tuttavia esaminando il caso dei Kitavan (una delle popolazione piu’ in salute dal punto di vista metabolico) si osserva un elevato consumo di carboidrati non processati in forma di frutta e tuberi.

3.0 L’Ipotesi – Densita’ dei carboidrati e Infiammazione associata alla dieta

Abbiamo gia’ detto che quando individui che perseguono regimi alimentari di tipo tradizionale vengono esposti per un periodo significativo a diete di tipo occidentale essi manifestano quasi repentinamente tutti gli effetti negativi associate a quest’ultime. Queste fenomelogie sono diffuse universalmente in tutti gli angoli del globo e quindi devono essere inerenti ai cibi moderni. Uno degli elementi comuni ai cibi occidentalizzati e’ l’elevata capacita’ di conservazione nel tempo. Tale capacita’ risulta massimizzata nei prodotti derivati da farine e zuccheri raffinati. Un’altra caratteristca distintiva tra il cibo tradizionale e quello moderno e’ la diversita’ nella densita’ di carboidrati.
La tav.2, riporta il grafico di un’ampia varieta’ di alimenti glucidici e proteici in termini densita’ glucidica (grafico A), densita’ calorica (grafico B) ed indice glicemico (grafico C) consumati sia nelle diete tradizionali che nelle diete occidentali.

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Tavola 2

I regimi alimentari “ancestrali” sono caratterizzati dal consumo di carboidrati a bassa densita’ glucidica, ad eccezione della Cassawa e tutti derivati da tuberi, vegetali a foglia, frutti, semi oleosi, carni, pesce ed uova e sono mostrati in bianco. L’indice glicemico, come pure la densita’ calorica non sembra essere un carattere distintivo di uno o l’altro dei regimi ancestrali.
Dal punto di vista molecolare tuberi, frutti e vegetali immagazzinano i carboidrati in organuli all’interno della cellula stessa. Ogni cellula contiene piu’ di una di queste strutture e l’insieme delle cellule vegetali della pianta condividono queste strutture attraverso un legame adesivo tra ciascuna singola cellula tramite una matrice esagonale. Gli organuli possono essere chiamati in modo specifico anche come Cloroplasti o Amidoplasti.

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La struttura di una matrice cellulare di tipo vegetale

La cottura dei carboidrati cellulari rimuove l’adesione cellula-cellula (sfaldandone quindi la matrice esagonale) ma lascia intatta la struttura delle singole cellule senza distruggerne il muro fibroso. Questa forma di conservazione della componente glucidica non puo’ produrre una densita’ glucidica superiore a circa il 20% in quanto la maggior parte del peso e’ dato dall’acqua contenuta in ciascuno dei singoli organuli e nella cellula stessa.

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Struttura di un Cloroplasto

I carboidrati processati non hanno questo tipo di struttura, non solo e’ spezzata l’organizzazione a trama esagonale cellula-cellula tramite il processo di lavorazione e raffinazione succesiva, ma i cloroplasti (e probabilmente anche il loro contenuto) e’ totalmente accessibile e quindi ne risulta una aumentata densita’ glucidica poiche’ gran parte dell’acqua viene rimossa. Inoltre per loro stessa natura i Cloroplasti delle graminacee sembrano presentare un contenuto acquoso sensibilmente inferiore a quello dei Cloroplasti di tuberi e vegetali anche nella loro forma non processata. Il ridotto contenuto acquoso e’ appropriato a garantire una rapida mobilitizzazione enzimatica durante la fase di germinazione.

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Matrici cellulari di tipo vegetale al microscopio

Nei carboidrati cellulari il muro fibroso delle singole cellule e’ spezzato lentamente durante l’intero processo digestivo. Questo processo rende disponibile i cloroplasti ed il loro contenuto. Il chimo dei carboidrati cellulari (cioe’ la risultante dell’elaborazione da parte dello stomaco del cibo ingerito) non presenta un contenuto glucidico elevato e non produce picchi insulinici quando questo passa nell’intestino tenue. Invece, poiche’ nei carboidrati acellulari il muro fibroso delle cellule e’ rimosso in partenza, la fenomenologia associata e’ esattamente contraria di quelle dei carboidrati cellulari..
Il chimo prodotto dallo stomaco nella elaborazione dei carboidrati acellulari e’ molto piu’ ricco di carboidrati prontamente utilizzabili di quanto la flora microbica della parte superiode del tratto gastrointestinale (dalla bocca all’intestino tenue) abbia incontrato durante il nostro processo co-evolutivo. Questo puo’ favorire il consolidamento di alcune popolazioni batteriche rispetto ad altre o differenti destini metabolici e prodotti di scarto rispetto ad altri. Sembrerebbe che sia proprio tale caratteristica intrinseca al processo di digestione dei carboidrati acellulari a produrre un microbiota pro-infiammatorio. L’infiammazione derivante produce resistenza alla leptina e da qui gli elevati valori di leptina sierica delle popolazione occidentali che consumano carboidrati acellulari rispetto alle popolazioni tradizionali dedite ad un regime alimentare a base di carboidrati cellulari.

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Concentrazione della Flora Batterica (MicroBiota) nei vari distretti intestinali

Quando un microbiota infiammatorio e’ stato consolidato tramite il consumo di carboidrati acellulari e graminacee integrali il consumo di grassi ed olii raffinati non fa altro che sia esacerbare tale condizione portanto ad un ulteriore rafforzamento del microbiota infiammatorio tramite la messa in circolazione di LPS e PAMP.

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Cascata di eventi dieta-indotto da carboidrati acellulari alla base dell’obesita’ e della Sindrome Metabolica (Sindrome-X)

Una dieta ricca di carboidrati acellulari e grassi risulta quindi altamente obesogenica ed in grado di promuovere autosostenentesi cicli di iperfagia in un ambiente dove le risorse di cibo sono abbondanti e prontamente disponibili.
C’e’ da osservare che nelle popolazioni di origine indo-europea la resistenza agli effetti diabesogenici delle diete occidentalizzate e’ molto marcato. Si e’ proposto che migliaia di anni di esposizione ai carboidrati acellulari derivati dalla coltivazione dei cereali abbia generato una risposta evolutiva adattogena.
Al contrario le popolazioni di origine non indo-europea appaiono essere molto piu’ suscettibili agli effetti di farine, zuccheri raffinati e ad altri cibi glucidici raffinati poiche tale adattamento co-evolutivo non si e’ verificato e quindi mostrano un’alta incidenza di obesita’ e diabete quando vengono in contatto con questi alimenti.
Evidenze archeologiche mostrano che alcune popolazioni africane ed europee del paleolitico gia’ consumavano alimenti derivati da radici e tuberi ad alto contenuto di amici. Questi alimenti erano processati attraverso l’uso di mortai che erano in grado di aumentarne il contenuto acellulare e quindi aver loro permesso evolutivamente di innescare una risposta adattiva.

3.1 Densita’ dei carboidrati: possibile collegamento tra salute dentale e salute metabolica?

Quando le popolazioni indigene introducono farinacei e zuccheri raffinati nella loro dieta, oltre agli effetti metabolici che abbiamo visto visto, manifestano un rapido declino nella loro salute dentale. E’ ampiamente accettato che il consumo di zuccheri ed altri carboidrati raffinati puo’ causare il degrado della salute dentale e l’insorgere di infiammazione gengivale per mezzo di batteri.
Quindi una dieta ricca di carboidrati raffinati e’ in grado di produrre una risposta infiammatoria nella bocca e nella parte superiore del tratto gastrointestinale. Nell’ultima decade l’interesse nel cercare un link tra salute dentale e malattie sistemiche e’ aumentato considerevolmente insieme all’ipotesi che i carboidrati ad alta densita’ e/o raffinati siano la causa scatenante di entrambi i processi.

3.2 L’ipotesi e rassegna di alcuni regimi dietetici

Innegabilmente la dieta mediterranea offre maggiori benefici rispetto ad un qualsiasi regime alimentare occidentalizzato senza restrizione nel consumo dei carboidrati raffinati e/o acellulari.
La Dieta mediterranea include un’ampia variata’ di carboidrati cellulari in forma di verdure e grassi salubri di origine vegetale come l’olio d’oliva. Tuttavia sussiste ancora una cospicua porzione di carboidrati acellulari derivati dal consumo elevato dei prodotta da forno (pane in primis) e pasta. Tale consumo non elimina la flora batterica (microbiota) pro-infiammatoria e non e’ quindi preventiva nel correggere la diffusione della resistenza alla leptina che avviene in occidente. E’ richiesta una consapevole ed informata restrizione calorica se si vogliono ottenere i benefici delle diete ancestrali seguendo un regime mediterraneo.
Le diete a basso tenore di carboidrati (Low-Carb), presentano una riduzione intrinseca di carboidrati acellaluri per il semplice fatto che tali regimi riducono in modo indiscriminato la quantita’ di carboidrati assunti a prescindere dalla loro natura. Le diete low-carb possono condurre ad una riduzione della flora batterica proinffiamatoria, al calo ponderale senza restrizione calorica ed ad un miglioramento di tutti i marker metabolici. Tuttavia le diete low carb consentono il consumo giornaliero di non piu’ di 20..50gr di carboidrati. Questi carboidrati se assunti in forma acellulare possono ancora innescare fenomeni infiammatori da parte della flora batterica pro-infiammatoria. Inoltre l’elevato consumo di grassi puo’ fornire energia alla flora batterica infiammatoria ed ad un aumento degli LPS autosostenendo un ambiente infiammatorio.
Sono stati effettuati esperimenti con diete liquide calorico restrittive (600kCal) con 240kcal circa di carboidrati in forma cellulare. I risultati sono stati positivi in termini di riduzione della flora batterica infiammatoria e nei marker metabolici.
Anche le diete paleolitiche presentano questi vantaggi ma a differnza delle diete a restrione calorica possono essere sostenuta a lungo termine. Una possibile alternativa potrebbe essere una strategia alimentare a digiuno intermittente in cui a periodi di forte restrizione calorica si alternano periodi con sovralimentazione paleolitica in modo che la media calorica sia piu’ vicina a quella di una dieta non restrittiva.
In ogni caso tutte le diete per essere efficaci devono ridurre od annullare il consumo dei carboidrati acellulari e limitare al contempo l’abbinamento al consumo di grassi.
Anche eliminando dalla dieta i cereali integrali si riescono ad ottenere notevoli benefici metabolici come attestano i piu’ volte citati studi sui Kitavan ed altre popolazione che seguono regimi alimentari con carboidrati non derivati dai cereali.
Le popolazioni occidentalizzate in sovrappeso potrebbero trarre i massimi benefici adottando regimi alimentari di tipo Low-Carb/Paleo. Dopo un certo periodo di tempo iniziale, durante il quale, mentre si persegue tale regime i marker metabolici vengono rinormalizzati, e’ possibile passare ad un regime meno restrittivo, passando ad un regime puramente Paleo, reintroducendo frutta e verdura (anche amidacea) di tipo cellulare.
4.0 Direzioni per future ricerche
Avendo riportato le evidenze che una dieta a base di cibi interi, cellulari e priva di cereali (anche nella loro forma integrale) risulta piu’salubre rispetto a qualsisi regime alimentare moderno ed occidentalizzato nel prevenire malattia degenerative e metaboliche e’ possibile trarre alcune direzioni ulteriori di ricerca. Queste nuove direzioni sono elencate di seguito:
studiare il processamento dei cibi industrializzati in modo che gli effetti derivanti da acellularita’ ed elevato contenuto di grassi siano ridotti al massimo;
studiare le differenze peculiari in termini di processi infiammatori che i differenti tipi di cereali (mais, riso,grano, miglio, sorgo) ed il tipo di germinazione hanno sui processi pro-infiammatori;
classificare gli indici di sazieta’ dei carboidrati alimentari in terminin di grado di acellularita’. Ad esempio le popolazioni che non assumono cereali, ma continuano ad assumere altri carboidrati acellulari, riescono meglio a contenere gli attacchi di fame ed il desiderio di consumare del cibo ad intervalli regolari ristretti.

5.0 Conclusione

E’ possibile che stiamo pagando un costo molto elevato per avere facile accesso ad alimenti glucidici processati, a lunga scadenza e costo contenuto.
I cibi consumati dai cacciatori raccoglitori dagli ortocultori e da quelli che seguono regimi di tipo Paleo, sono fortemente differenziati da quelli assunti usualmente dalle popolazioni occidentali poiche’ privi di acellularita’ e di densita’ glucidica elevata . Per questo motivo le popolazioni occidentali che non perseguono tali regimi sono piu’ esposti ad una risposta proinfiammatoria in grado di innescare fenomenologie degenerative di tipo metabolico e sistemico.
Questo puo’ spiegare il perche’:
1) l’obesita’ sia correlata con un fattore di scala con il consumo di carboidrati acellulari raffinati
ma abbia inconcludente correlazione con la distribuizione alimentare dei macronutrienti assunti;
2) Le diete a controllo calorico occidentali richiedano un continuo riassetto degli equilibri omeostatici ed energetici;
3) possa essitere un legame tra salute dell’apparato orale, artereosclerosi ed obesita’;
4) i benefici di una dieta di frutta e vegetali non processati non siano stati replicati con il consumo, in seno ad un regime occidentalizzato, di integratori di antiossidanti, vitamine, fibre;
5) le diete low-carb possano produrre una perdita ponderale ad-libitum mentrele diete low-fat/high carbs no;
6) le popolazione europee da tempo assoggettate ad un regime di carboidrati acellulari sia piu’ resistente all’insorgere dell’obesita’ di quanto non lo siano altre popolazioni che hanno adottato uno stile di vita occidentalizzato solo da breve tempo;
I regimi dietetici con carboidrati provenineti quasi esclusivamente da fonti cellulari a bassa densita’ glucidica possono quindi rimuovere le cause alla base dell’ampio array delle malattie prevalenti in occidente.